C’è un rigore quasi geometrico, una precisione da incisore fiammingo, nell’opera di Mario Santagostini. Ma è un rigore che non serve a circoscrivere il reale, bensì a misurarne l’assenza, il vuoto, la persistenza spettrale di ciò che è stato. Con il volumetto Nome di paese: Ascensione, edito con la consueta cura da Fallone nella collana "Il Leone Alato", il poeta milanese aggiunge un tassello fondamentale a quella ricerca che lo ha reso una delle voci più alte e isolate del nostro secondo Novecento e oltre.
Santagostini non è un poeta della nostalgia, ma della memoria come fenomeno fisico. In questa raccolta, che si presenta con la densità di un prosimetro — dove il verso libero dialoga con frammenti in prosa in un equilibrio millimetrico — l’autore torna a interrogare i luoghi e i nomi. Titoli di paesi come Primaluna, Oltre il Colle, o l’evocativo Trafficanti, non sono semplici coordinate geografiche, ma "incanti onirici", suoni che aprono varchi temporali tra il presente e un passato mai del tutto risolto.
Il cuore del libro batte su una domanda radicale: cosa resta di noi quando la memoria individuale sfuma in quella collettiva? Santagostini si muove tra le macerie del dopoguerra, tra la Resistenza e le figure di un’Italia che sembra appartenere a un "tempo dell'anima" più che alla cronaca. La figura del padre emerge qui non come feticcio psicanalitico, ma come "principio incomprensibile", un DNA che cammina all’indietro, cercando di ricucire il legame tra i vivi e i morti.
Lo stile è, come sempre, asciutto, privo di qualsiasi compiacimento lirico. Santagostini lavora per sottrazione, preferendo l’ellissi e il dubbio ("se c’ero, se non c’ero") all'affermazione perentoria. È una poesia che rifiuta la consolazione, preferendo il realismo magico di chi sa che "ciò che è stato vissuto una volta è stato vissuto per sempre". I morti, in queste pagine, non sono fantasmi da esorcizzare, ma presenze con cui dialogare in una "sacralità laica" dei luoghi.
Nome di paese: Ascensione è un libro piccolo solo nel formato. In realtà, è un’opera vastissima per ambizione metafisica. Santagostini ci ricorda che la poesia è un atto di "ascensione", appunto: uno sforzo per salire verso una verità che rimane enigmatica, ma che pure pulsa sotto la superficie di ogni nome pronunciato. Un libro necessario per chiunque voglia ancora interrogare il silenzio del tempo

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